Convento e Chiesa del SS. Rosario detto San Domenico

wpe1.jpg (93971 byte)Il monumentale complesso di S.Domenico, costituito dal Convento e dalla Chiesa del S.S. Rosario, fu eretto nel 1660 grazie ai finanziamenti del maiorese Leonardo Russo e costruito probabilmente sui resti di due antichissime chiese di S. Giovanni e S. Vincenzo in Campulo ( 964 ).

Fu donato dallo stesso Russo, per essere scampato alla pestilenza del 1656, all’Ordine Domenicano. In esso furono stabilite, per volontà e condizione del benefattore, due cattedre di Filosofia e Matematica, cui fu aggiunta una terza di Teologia. Il convento fu chiuso il 18 settembre del 1809 in forza delle leggi eversive napoleoniche. In esso erano conservate numerose opere d’arte, di cui non resta ormai traccia alcuna, e vi trovava sede una ricchissima biblioteca trasferita, nella stessa epoca, a Salerno nel convento di S. Lorenzo.

La chiesa, imperniata su una sola maestosa navata con volta a botte e cupola sferica,  fu chiusa, insieme al convento nel 1980 a causa del terremoto ed è rimasto tale, successivamente, a causa della mancanza di finanziamenti per il restauro.

Attualmente è in atto un restauro per il consolidamento della Chiesa a cura della Soprintendenza di Salerno. Nulla però è in programma per l'interno della Chiesa, il Convento e il maestoso chiostro.

Abbiamo pensato di valorizzare il contributo, congiunto e parallelo, di una studentessa del  Liceo Scientifico e di una classe della Scuola Elementare di maiori che dimostra come all'incuria delle istituzioni si contrappone la sensibilità delle nuove generazioni per l'arte e conservazione dei beni culturali. Una testimonianza che consolida la speranza che i giovani di oggi possano essere i referenti di una nuova e più sensibile classe dirigente che nel futuro possa salvaguardare il patrimonio culturale del nostro Paese.

La relazione è intatta nella freschezza didascalica della ricerca scolastica e dimostra l'amore di questi ragazzi per il patrimonio culturale della propria città.

Si ringazia il Sig. Agostino Ferraiuolo per il materiale fotografico