I CONCERTI ORGANIZZATI IN BELGIO DA ANTONIO TIRABASSI Scelta dei testi e traduzioni a cura di Antonio Porpora Anastasio Un sentito ringraziamento alla signora Giuseppina Severino D'Amato per la gentile e valida collaborazione Menabò Comunicazione - Salerno Stampato nel luglio 1999 Tiratura limitata - 500 copie

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Sommario:

  1. Antonio Tirabassi: Scoperte ed esecuzioni di antiche musiche italiane

  2.  Recensioni

  3. Antonio Porpora Anastasio: Antonio Tirabassi: un Dottore d'altri tempi


SCOPERTE ED ESECUZIONI DI ANTICHE MUSICHE ITALIANE ne "Il Marzocco", 19 luglio 1914 ***

Antonio Tirabassi è un valoroso musicista amalfitano che ha percorso vari paesi di Europa per poi fissarsi a Bruxelles, perseverando in un'opera di ricerca e divulgazione di antiche musiche che merita di essere conosciuta e apprezzata anche in Italia, dove per segni non dubbi questo genere di studi accenna ad una nobile rifioritura. L'attività che il Tirabassi esercita a Bruxelles è molteplice come quella che va dalla organizzazione di concerti di musica italiana inedita alla pubblicazione di nostri tesori musicali scoperti in Biblioteche straniere. Abbiamo pensato che fosse di grande interesse informare i nostri lettori di questa bella ed efficace iniziativa e perciò ci siamo rivolti allo stesso Antonio Tirabassi che cosí ha risposto cortesemente al nostro invito: Mediante i «concerti storici di musica italiana inedita» io mi sono proposto di far conoscere, per mezzo di un'adeguata esecuzione, i capolavori del periodo aureo dell'arte musicale italiana mano a mano che li venivo scoprendo nelle mie ricerche in varie Biblioteche d'Europa e piú specialmente in quella di Bruxelles. Nel tradurre tale musica dalla notazione del tempo (notazione proporzionale, intavolatura, ecc.) alla moderna, io rispetto scrupolosamente il testo originale valendomi cosí per la traduzione come per la realizzazione del basso continuo, di dati dedotti dai trattati del tempo a cui appartiene la composizione che deve essere tradotta o armonizzata. Giova avvertire che l'impiego degli strumenti del tempo è per noi assolutamente indispensabile. L'esecuzione in stile monodico è basata sul ritmo oratorio. La musica polifonica vocale va interpretata in maniera che ogni voce o parte contrappuntistica abbia un ritmo indipendente dalle altre parti o voci. In una parola noi cerchiamo sempre di penetrare lo spirito del tempo e di interpretare le opere antiche dal punto di vista antico, invece di adattarle al nostro gusto o alla maniera moderna. Né questa è arida musicologia poiché l'aspetto e il valore estetico di tali musiche antiche ha per noi sempre un massimo valore. Ma l'opera di volgarizzazione non sarebbe stata compiuta se non si fosse accompagnata con la stampa e la pubblicazione dei piú preziosi cimeli che ci fu dato di rintracciare nelle nostre lunghe ricerche. Cosí edizioni ed esecuzioni procedono di pari passo. Ma le edizioni oltreché pratiche per l'esecuzione sono anche assolutamente documentate, talché ogni piú anòdina modificazione è messa bene in rilievo nella riproduzione del testo originale.

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Le edizioni di cui parliamo, meno che in Italia, ove tuttavia sono ignorate, hanno ottenuto dappertutto pieno successo. La celebre scuola di San Tommaso di Lipsia (dove il grande Giovanni Sebastiano Bach fu uno dei primi Direttori), la «Schola Cantorum» di Parigi diretta con tanta autorità e competenza dall'illustre maestro Vincent d'Indy, l'«Orfeo catalano» di Barcellona diretto dal Millet, istituzioni similari in Inghilterra, in Austria, in America, eseguiscono le opere dei nostri grandi antichi valendosi di tali edizioni. 

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Io penso che la mancanza di una conoscenza completa ed esatta dell'arte dei nostri padri sia infinitamente dannosa fra noi, in Italia, proprio oggi che giunti al limite di un periodo di decadenza artistica, si agitano nuove energie intese, come auguriamo, ad una magnifica rinascenza. Tale ignoranza spiega l'«andare a tentoni» che è proprio della giovane ed embrionale scuola italiana la quale, dimenticando i fasti di un'arte che un tempo dettò legge, cerca di imitare le scuole straniere mentre esse sono soltanto una derivazione dell'antica arte italiana. Perché, domandiamo noi ai ferventi della giovane scuola, non continuare piuttosto l'arte di un Frescobaldi, di un Monteverde e di tanti altri non meno importanti anche se meno conosciuti pur facendo luogo ad ogni ragione di modernità? Perché fermarsi a seguire una derivazione, piuttosto che risalire alla sorgente? Che bisogno c'è di ricorrere alla scuola tedesca o francese se i principi di chiunque appartenga a tali scuole si trovan già nell'opera del grande Monteverde? È infatti indubitato che ogni elemento della musica organistica e clavicembalistica di G.S. Bach si trova nel nostro Frescobaldi che lo precedette. Che bisogno c'è della scuola francese quando nel 1600 i d'India, i Franzoni, i Ghizzolo, ecc. ecc. (tutti pur troppo sconosciuti) hanno già nella loro opera l'elemento descrittivo degli esempi piú audaci della scuola  francese che tale elemento crede proprio di avere inventato! Nel sesto concerto storico (Sala Erard, Bruxelles 1914) ho dato un saggio della musica di S. d'India, di Amante Franzoni, di G. Ghizzolo da Brescia, ecc. ecc. Ora tale musica ha carattere di tanta modernità che per stabilirne l'autenticità irrefutabile ho ritenuto opportuno di dare nel programma del concerto, in apposite note, i cenni bibliografici delle opere eseguite che si trovano nella Biblioteca Reale di Bruxelles. In questa occasione la stampa, riferendo del sesto concerto, notò che «dopo tali rivelazioni documentarie tutta la storia musicale del '600 sarebbe da rifare» e mi piace di annunziare che un'edizione di queste opere col testo italiano-francese è sotto i torchi della Casa Breitkopf.

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Venendo ora a parlare di qualcuna delle piú importanti nostre edizioni ricorderò innanzi tutto una Suite pour luth di G.S. Bach, il cui manoscritto autografo fu da me ritrovato nella Biblioteca Reale di Bruxelles. Questa Suite ha dato luogo a lunghe discussioni ed a dubbi che furono risoluti nel modo piú felice. Eccone brevemente la storia. Nel 1851 fu fondata a Lipsia la Bach-Gesellschaft (Società Bach) di cui facevano parte i sovrani e le piú alte personalità artistiche della Germania e del mondo intero, con lo scopo di procurare l'edizione completa di tutte le opere di G.S. Bach. Alla compilazione di tale edizione furono preposti i maggiori musicologi e mentre il primo volume della Johann Sebastian Bach's Werke fu pubblicato nel 1851, l'ultimo compariva nel 1896. Dati i nomi e le alte qualità dei compilatori, si sarebbe potuto supporre di avere l'opera completa del Bach, ma cosí non fu. La Suite per liuto manca in detta edizione o meglio si trova per violoncello solo ricavata da un manoscritto di Anna Maddalena Bach (seconda moglie del grande Giovanni Sebastiano) mentre il manoscritto originale del vecchio Cantor di Lipsia la riporta come Suite pour luth. S'intende che in un'edizione a scopo scientifico come quella della Bach-Gesellschaft avrebbe dovuto trovar posto il manoscritto autografo di Giovanni Sebastiano invece di quello di Anna Maddalena Bach che presenta l'opera del marito, arrangée, senza armonia di sorta e di piú attribuita ad uno strumento diametralmente opposto al liuto. Ma del resto, a parte qualche fatua obiezione mossaci per puro spirito campanilistico e già confutata, va rilevato che coloro i quali rappresentano il maggior vanto della musicologia tedesca hanno accettato con segni di vera gioia la nostra edizione dell'opera di Bach. 

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Va pure ricordata la Messa a 4 da Cappella di C. Monteverdi, conosciuto  finora soltanto come iniziatore dell'opera in musica. Invece l'aspetto sacro e spirituale delle musiche di Claudio Monteverde, rivelatosi per nostro mezzo con la Messa, apparisce come il piú consono ai sentimenti altamente religiosi di cui Monteverde stesso era animato. Cosí si spiega il senso di devota compunzione che procura all'ascoltatore il suo Salve Regina (edito da Breitkopf nel 1913 ed eseguito nel nostro quinto concerto storico alla sala Erard di Bruxelles pure nel 1913) oppure l'Et incarnatus della Messa.

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Quanto alla Sonata di A. Corelli osserveremo come al tempo di lui, che fu il creatore dello stile violinistico, si solesse scrivere soltanto le note principali di una composizione. Questa specie di schema era rivestito con una serie di note, trilli, gruppetti, ecc. ecc. improvvisati nel corso della stessa esecuzione. Ma per mancanza di documenti precisi finóra non si era potuta né rintracciare né riprodurre con fedeltà questa maniera di abbellire. Ed ecco che un documento di precisione sbalorditiva per il tempo l'abbiamo trovato nel commento che Geminiani, allievo del Corelli, ci ha lasciato scritto in tutte note della IX Sonata del suo grande maestro. Ci duole che per ragioni tipografiche non ci sia consentito di dare un esempio della Sonata nelle due forme, secondo Corelli e secondo il commento. 

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Si afferma di solito che l'arte musicale della scuola fiamminga sia soltanto «un semplice giuoco di contrappunto che esclude ogni sentimento». Con la Messa di P. de la Rue, che pur si trova nelle edizioni di cui discorriamo, sono riuscito a dimostrare che tale giudizio non ha fondamento. A parte il valore tecnico, la Messa di P. de la Rue è un vero gioiello estetico. La «Missa quinque vocum de doloribus» di de la Rue è la manifestazione musicale di quel sentimento mistico e ieratico che riscontrasi in un affresco dell'Angelico o in un quadro di Memling. La tecnica ne è stupefacente. Il tenor (una specie di solista) segue una linea melodica generalmente indipendente dal quartetto vocale che l'accompagna. In ciò è già visibile il principio della melodia accompagnata. Speriamo di poter eseguire questa Messa nel prossimo inverno. Pierre de la Rue visse tra la fine del 1400 e il principio del 1500 e fu  musicista alle Corti di Massimiliano d'Austria, di Filippo il Bello, di Margherita d'Austria e di Carlo V. Rabelais ricorda P. de la Rue nel suo  Pantagruel (Cfr. «Nouveau Prologue - IV livre», Pantagruel): «Et me souvient avoir.... ouy jadis en un beau parterre Josquin des Pres, Ockeghem, de la Rue....». Questa Messa fu da me trascritta da un magnifico messale conservato nella Biblioteca di Bruxelles: messale che fu eseguito e miniato a Malines per ordine di Margherita d'Austria che lo destinava come dono a suo nipote Giovanni re di Portogallo. Non sappiamo come tale prezioso manoscritto sia rimasto nel Belgio! Al principio del 1800 questo messale faceva parte della Biblioteca del Van Hulthem che lo cedette in seguito alla Biblioteca di Bruxelles.

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Tengo finalmente a far notare che a Bruxelles ho potuto raccogliere un nucleo di esecutori disciplinati coi criteri del ritmo e non sulla misura metronomico-meccanica, cioè l'elemento ideale per i concerti; ho trovato anche il piú valido appoggio in un gruppo ristretto di mecenati e di veri artisti ed il maggior favore nella stampa. Io mi auguro che quanto scrisse nell'Art Moderne (11 maggio 1913) a proposito del quinto nostro concerto storico il valente professore di storia della musica all'Università di Bruxelles, C. Van den Borren, possa trovare consenso anche a Londra, a Parigi, a Berlino e a Roma, dove speriamo di ripetere i concerti già dati qui. «Il ne s'agit point d'une musique morte accessible seulement à des "oreilles historiques" comme dirait M. Riemann (il professore di storia della musica all'Università di Lipsia), mais bien d'un art profondement et eternellement vivant».

Bruxelles, luglio 1914. Antonio Tirabassi.


RECENSIONI  

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Le Guide Musical, 26 febbraio 1911

Il primo concerto storico organizzato dal signor Antonio Tirabassi, organista della chiesa di Maiori, a Napoli, è stato dedicato alla musica italiana del XVII e XVIII secolo. 

Il signor Tirabassi ha riunito un'interessante scelta di pezzi vocali e strumentali della scuola veneziana, romana, napoletana e bolognese. Egli stesso ha eseguito al clavicembalo diverse opere di Durante, Scarlatti, Frescobaldi etc. Un po' di sporcizia e di confusione talvolta, ma l'interpretazione di due belle Sonate di Marcello e Paradisi è stata eccellente, calorosa e profondamente appassionata. Le signorine Strevelli e Plato hanno cantato il famoso Stabat Mater di Pergolesi e diverse arie solistiche. Nell'aria Begli Occhi, un pezzo molto caratteristico di A. Falconieri, la signorina Smith ha fatto apprezzare la sua bella voce di contralto. Anche il signor Gerson ha una bella voce, ma canta in modo uniforme e senza fantasia. La signora Tirabassi ha accompagnato al clavicembalo con rimarchevole eleganza e raffinatezza. 

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Le Guide Musical, 14 e 21 maggio 1911

Il programma del secondo concerto storico ha previsto una serie di brani vocali e strumentali dei maestri italiani del XVII e XVIII secolo: Pergolesi, Carissimi, Turini, Cimarosa etc. Il più interessante è stato Canto a una voce di F. Peri, cantato con successo dalla signorina Melilli. La signorina Joyce Smith, grazie alla sua bella voce di contralto, ricevette molti applausi con l'esecuzione dell'Aria di A.F. Tenaglia e dell'aria buffa D'amor la face di Cimarosa. L'organizzatore del concerto, il signor Antonio Tirabassi, che non risparmia nessuna fatica per farci conoscere ed apprezzare l'antica musica italiana, ha eseguito al clavicembalo un Presto di F. Turini e una Sonata di B. Galuppi. Ci mise una foga tutta meridionale, talvolta eccessiva per uno strumento così fragile come il clavicembalo.

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Le Patriote, 8 maggio 1913 CINQUIÈME CONCERT HISTORIQUE ITALIEN 

Il signor Antonio Tirabassi continua, con una perseveranza che gli vale il riconoscimento dei musicologi, a rivelarci gli splendori ignorati dei primitivi italiani. Il suo quinto concerto storico è stato consacrato principalmente alle opere cristiane di Claudio Monteverdi (Cremona 1567 - Venezia 1643), del quale non conoscevamo che alcune opere drammatiche. Monteverdi, come Liszt, si elevò gradualmente dalla bellezza creata alla contemplazione dell'Increato e, vedovo, assunse il sacerdozio. Due dei cori, cantati con sensibilità da un gruppo di amatori riuniti dall'entusiasmo del signor Tirabassi, hanno commentato in termini graziosi la fragilità delle cose che passano, degli amori, delle rose... Gli applausi sono stati calorosi. Una Salve Regina, molto differente dallo stile palestriniano e profondamente meditata, ha permesso di comprendere appieno il giudizio dato dai suoi contemporanei: «già divino per la sua musica, Monteverdi s'avvicinò gradualmente a Dio». La signorina Heuse, accompagnata al clavicembalo, ha cantato negli intervalli una serie di frammenti melodici profani di autori italiani del XVI secolo, trascritti per la prima volta in notazione moderna. Una voce graziosa, molto fresca, e una dizione chiara, le hanno valso un chiaro successo. *** Le Propulseur Musical, febbraio 1914 SERATA ITALICA (Salle Erard, 15 janvier) La seconda delle serate italiane, organizzate da un gruppo di personalità della Colonia Italiana di Bruxelles, è stata dedicata alla musica strumentale e vocale dei secoli XVII e XVIII, l'opera esclusa. Il maestro Tirabassi, eccellente musicista e sapiente musicologo, ha diretto l'orchestra ed ha scelto il programma con una cura particolare. Molti dei pezzi eseguiti sono completamente inediti, egli stesso li ha scoperti negli archivi dei Conservatori. È un esempio da seguire: permette di rompere senza pena con l'abituale banalità dei programmi delle serate musicali. I vecchi maestri napoletani hanno ricevuto più di tutti gli altri gli onori degli applausi, specialmente Paradisi, del quale la signorina Ewings ha eseguito magistralmente una Sonata per clavicembalo, e N. Jommelli, il cui oratorio La Passione ha trovato nella signorina Fonsny una perfetta interprete.

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Le Soir, 5 maggio 1914 UNE MESSE INÉDITE DE MONTEVERDE Les richesses du Fond Fétis à la Bibliothèque nationale

Mercoledì prossimo, l'Associazione dei Concerti Storici presenterà a Bruxelles una Messa di Monteverdi, datata 1641, appena messa in partitura dal signor Antonio Tirabassi dall'originale conservato alla Bibliothèque royale di Bruxelles.  Non sappiamo se si può parlare esattamente d'inedito a proposito di questa Messa a quattro da Cappella di Claudio Monteverdi, ma è certo che la riesumazione operata dal signor Tirabassi ha tutto il valore d'una scoperta. Si può essere tranquilli della sua autenticità senza temere un'avventura analoga a quella delle famose Sonate di Rust, a proposito delle quali tanto si è questionato sulla stampa musicale nei giorni scorsi. Si fabbricano delle false Sonate come dei falsi Rubens. La Messa di Monteverdi si trova in una raccolta intitolata «Selva morale e spirituale», stampata a Venezia nel 1641 e divenuta molto rara. La Bibliothèque royale di Bruxelles ne possiede un esemplare. Ciò è bastato al signor Tirabassi per trascrivere, tradurre in notazione moderna e realizzare il basso continuo tenendo conto dell'epoca nella quale l'opera è stata scritta. Era un niente, ma bisognava pensarci... Il signor Tirabassi è  italiano, fino a qualche anno fa organista in una chiesa di Maiori (Napoli). Da qualche anno si è stabilito a Bruxelles e da allora non cessa di esplorare con fervore e con metodo il Fond Fétis della Bibliothèque royale che è particolarmente ricco. Coloro che frequentano le nostre biblioteche conoscono certamente questo piccolo uomo pittoresco e volubile, con i lunghi capelli e gli occhiali dorati, che ha l'aria di uscire da un racconto dei fratelli Grimm. Questo diavolo d'uomo, dopo aver esplorato le grandi biblioteche di Bologna, di Milano ed avervi ritrovato le tracce di musicisti valloni e fiamminghi vissuti alle corti dei principi italiani, è venuto ad attingere a piene mani da noi nel Fond Fétis.  Così ha già pubblicato un'opera inedita di J.S. Bach, una Salve Regina di Monteverdi ed altro ancora.  Ecco che, dopo secoli, egli toglie dall'oblio un'altra opera spirituale di Claudio Monteverdi, il creatore dell'opera italiana, l'autore di quell'ammirabile Orfeo eseguito tre anni fa nei Concerts Populaires sotto la direzione del signor Sylvain Dupuis. Cosa conoscevamo del maestro cremonese? Poche cose. Il Lamento d'Arianna, L'incoronazione di Poppea, data a Parigi sotto la direzione del signor Vincent d'Indy, e l'Orfeo dato a Bruxelles. La Messa di Monteverdi risulta estremamente interessante dal punto di vista della composizione; essa è basata su un solo tema ed è certamente da annoverarsi fra i capolavori della grande epoca polifonica. Fétis ci racconta che il grande matematico francese Monge, mentre era a Venezia con Napoleone, fece delle copie di capolavori musicali conservati negli archivi della Cappella di S. Marco ed affidò queste carte a Kreutzer, il celebre violinista che si trovava in viaggio in Italia. Kreutzer trascurò la sorveglianza di questo prezioso fardello e quando l'armata francese battè in ritirata, queste musiche furono sequestrate e gli alleati le inviarono in Inghilterra. Una di queste, la Messa a Cappella che sarà eseguita mercoledì, finì per entrare nella biblioteca di Fétis. *** La Dernière Heure, 9 luglio 1919 LES CONCERTS Da quando si è trasferito a Bruxelles, circa una ventina di anni fa, il signor Antonio Tirabassi ha organizzato una serie di concerti storici il cui quattordicesimo ha avuto luogo martedì sera. Con un bell'entusiasmo, il signor Tirabassi ha intrapreso l'esplorazione del fondo dei manoscritti musicali della Bibliothèque royale, estraendone molte specie di musica vocale inedita del XVI secolo. Quella che ci ha fatto ascoltare martedì sera è musica belga, di P. de La Rue, Mouton, J. Wert, Verdelot e Arcadelt. Bisogna riconoscere che l'Ave Maria di Arcadelt, eseguita di frequente, è più melodiosa e più viva della musica riesumata dalla Bibliothèque royale, ma la polifonia vocale di quella non manca d'interesse. Il Transeunte Domino di J. Wert è poi stupefacente; bisogna essere grati al signor Tirabassi per la pazienza con la quale effettua le sue aride ricerche. Il signor Tirabassi può in questo modo ritenersi ricompensato dall'interesse che ha saputo risvegliare intorno al suo lavoro. Ci auguriamo che la sollecitudine dei suoi amici non diminuisca. *** Le Soir, 2 settembre 1921 UNE APRÈS-MIDI À SAINTE-GUDULE In questi giorni si svolge a Bruxelles una "Quinzaine internationale" che consiste in una serie di conferenze tenute da intellettuali di tutti i paesi sui più disparati argomenti. Gli aderenti sono invitati anche ad una serie di attrazioni e di visite. Ma tutto ciò comporta per loro delle nuove conferenze. Ieri, a Malines, prima di ascoltare Jef Denyn, si parlò delle scatole musicali e dei loro costruttori. Nel pomeriggio era in programma una «visite-conférence religieuse à Sainte-Gudule». Il canonico, signor Lemaire, dinanzi al numeroso pubblico tenne una conferenza di un'ora e mezza sull'evoluzione dell'arte gotica di cui la nostra collegiata è uno dei più puri esempi. Dopo di ciò, sull'ambone, un coro di amatori diretti dal signor Tirabassi, direttore dell'Institut belge de musicologie, eseguì a Cappella della difficilissima musica religiosa antica di F. d'Ana (scuola italiana del XVI secolo), di Morales (scuola spagnola della stessa epoca) e di P. de La Rue (scuola fiamminga della fine del XV secolo). Di quest'ultimo i congressisti ascoltarono un frammento del "Liber Missarum", che si trova nella ricca collezione dei manoscritti della nostra Bibliothèque royale e che a breve sarà pubblicato. Che un italiano pieno di fervore sia venuto a riesumare i tesori sconosciuti della nostra musica antica, ecco dell'internazionalismo, e del migliore! I partecipanti alla "Quinzaine internationale" hanno dovuto ascoltare con piacere, come noi, nell'aerea e maestosa navata di Sainte-Gudule, questi mottetti fiamminghi, italiani e spagnoli; dopo, altre conferenze su La Fontaine, lo stato della scienza in Russia e l'impiego dei concimi chimici in Belucistan... *** L'Horizon, 3 giugno 1923 A L'ESPOSITION DES TAPISSERIES Un pubblico numeroso affollava sabato scorso la sala del "Cinquantenaire" dove, in presenza del signor Herbette, ambasciatore di Francia, e di un uditorio distinto - fra i quali abbiamo notato la signora Herbette, la signora Destrée, il signor Van Overloop, direttore del museo reale del "Cinquantenaire", il signor Capart etc. - il signor Antonio Tirabassi, direttore dell'Institut belge de musicologie, ha organizzato un concerto di musica antica, composto in gran parte di opere inedite o scritte da musicisti poco conosciuti. Dopo l'introduzione del nostro collaboratore, Charles-André Grouas, sulla verità delle leggende, ed in particolare della Leggenda di Tristano, la signorina Prick, del teatro La Monnaie, ha cantato uno dei Lamenti, tratto da un manoscritto gotico conservato alla Biblioteca di Vienna. Molti gli applausi per la cantante, che ha cantato anche delle arie antiche di de Councy, Adrien le Roy, de Chancy, Stradella, Cimarosa, Belli e dei canti natalizi spagnoli armonizzati dalla signorina Dupont, così come per il signor De Rudder, violino solista al La Monnaie, che ha eseguito con arte consumata due frammenti della Serenata di A. Scarlatti e le Sonate di G.G. Kennis e A. Corelli. Un'altra buona parte di applausi sono stati destinati al signor Tirabassi il quale, oltre ad aver accompagnato al clavicembalo, ha composto questo bel programma con tanta scienza quanto gusto. *** L'Indépendance Belge, giugno 1923 LA REINE À L'AMBASSADE D'ITALIE La regina ha assistito, giovedì sera, all'ambasciata d'Italia, alla terza esecuzione della Cantata "Amore e Virtù" di A. Scarlatti, dedicata a un antenato del principe Ruspoli. Sua Maestà era accompagnata dalla contessa Ghislaine di Caraman-Chimay e dal conte di Lannoy. Ella si è vivamente felicitata con il signor Tirabassi, che aveva diretto l'esecuzione della Cantata, e tutti gli interpreti. Un pubblico elegante ha risposto all'invito del principe e della principessa Ruspoli, i quali hanno reso, con la loro amabilità e la loro buona grazia abituale, gli onori dei saloni dell'ambasciata. Era quasi mezzanotte quando la Regina ha lasciato l'ambasciata. *** Le Soir, 19 maggio 1924 LES JOURNÉES ESPAGNOLES AU PALAIS DES ACADÉMIES Sotto il patrocinio dell'ambasciatore di Spagna, l'"Union Hispano-Belge" ha organizzato al Palais des Académies una serata straordinaria consacrata alla musica spagnola. Il programma, un po' lungo in verità, era oltremodo interessante. Il signor Antonio Tirabassi, direttore dell'Institut belge de musicologie, ha diretto il concerto. Nella prima parte ci ha fatto apprezzare delle opere della scuola spagnola moderna - da Albeniz a Granados fino a Mompou, Turina e de Falla - ed è stata l'occasione per un vivo successo del pianista Bosquet, professore al Conservatorio, e del baritono Roselli. È seguita una conferenza nella quale il signor Lucien-Paul Thomas, professore all'Università, ha parlato della musica e dell'estetica dell'antica Spagna. Aveva cominciato in modo rassicurante e spirituale, comparando il conferenziere con quelle immagini che si spera di veder presto dissipare. Aveva promesso di essere breve. Ma il suo discorso, pieno d'altronde della più elegante erudizione, durò un'ora buona, tanto da prendere in uggia tutta l'archeologia. Per ricompensare l'uditorio della sua pazienza, il signor Tirabassi ha fatto entrare in scena dei cori misti, non grandi per numero, ma eccellenti - una parte, ci disse, dei cori del Conservatorio - e ci ha regalato della musica spagnola antica, musica religiosa principalmente, il cui arcaismo un po' cupo, ha ricordato eloquentemente l'austerità dei secoli finiti. Fortunatamente, una Salve Regina di F. Guerrero, con la quale è terminato il concerto, ha gettato un po' di luce in mezzo a tutto questo grigiore. I cantori del signor Tirabassi sono stati calorosamente applauditi. *** Le Soir, 1 aprile 1926 L'«ORFEO DOLENTE» DE BELLI AU MUSÉE D'IXELLES Un pubblico scelto ha risposto all'invito dell'Amministrazione comunale d'Ixelles, in occasione della prima esecuzione dell'Orfeo Dolente di D. Belli, che è stata effettuata, con la collaborazione dell'Institut belge de musicologie, al Musée des Beaux-Arts d'Ixelles. Il signor Ad. Buyl, il borgomastro, che ha onorato questa manifestazione artistica della sua presenza, ha colto l'occasione per ricordare che Ixelles è sempre stato un centro frequentato da artisti ed amatori d'arte. Ha ringraziato il signor Tirabassi per la bella esecuzione che aveva diretto dell'Orfeo Dolente di Belli, ed i suoi collaboratori, signorina Zenska, il signore e la signora Henrion, il signor Stevan. Il signor Tirabassi ha ringraziato a sua volta il signor borgomastro e l'Amministrazione comunale, "poiché - disse - ospitando l'Institut belge de musicologie nei locali del Museo, hanno salvato l'esistenza stessa della giovane istituzione". Subito dopo, il signor Tirabassi ha offerto all'Amministrazione comunale un esemplare delle Arie di D. Belli, da lui riscoperte e fatte pubblicare dall'originale conservato alla Bibliothèque royale. La signorina Zenska ha interpretato a meraviglia la prima di queste melodie e l'esecuzione dell'Orfeo Dolente, nella sua integralità, ha catturato tutta l'attenzione e meritato la calorosa ovazione del pubblico. L'interpretazione, sotto la direzione del signor Tirabassi, è stata veramente impeccabile. *** Agenda de la Société Philarmonique de Bruxelles, 15 gennaio 1937 CONCERT POPULAIRE dans la Grande Salle du Palais des Beaux-Arts (...) In prima esecuzione anche l'Ouverture dell'"Ascanio in Alba" di W.A. Mozart, una copia della quale, probabilmente scritta da Leopold Mozart, è stata scoperta alla Bibliothèque royale di Bruxelles dal ben noto musicologo Antonio Tirabassi. È da questa partitura che è stato ricavato il materiale d'orchestra dell'Ouverture che sarà eseguita il 30 gennaio. (...)


Antonio Tirabassi: un Dottore d'altri tempi  

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Nel 1997 ricorreva il cinquantenario della morte di Antonio Tirabassi (Amalfi 1882 - Bruxelles 1947). Durante l'estate di quell'anno ad Amalfi vennero organizzate alcune manifestazioni commemorative. Tra queste un concerto celebrativo, con l'esecuzione della Suite per liuto di J.S. Bach trascritta per clavicembalo dal Nostro, preceduto da una conferenza-resoconto a cura di Angelo Tajani e accompagnato dalla stampa dell'opuscolo dal titolo "Antonio Tirabassi dignum memoria". In quell'opuscolo - voluto dall'Amministrazione comunale di Amalfi e realizzato dagli stampatori De Luca di Salerno, autentici mecenati per tutto quanto concerne le nobili memorie amalfitane - venivano presentati quattro testi scelti con precisi intenti programmatici: inquadrare Antonio Tirabassi e la sua opera nella debita luce e dare inizio ad una fase di divulgazione basata su prove documentarie e finalmente mondata da inesattezze biografiche e bibliografiche, frutto, si suppone, di letture approssimative, di mancati riscontri e talora di superficiali velleità erudite. Per questa ragione tra gli articoli scelti, tradotti e pubblicati, si segnalava "Antonio Tirabassi e il Belgio", scritto nella primavera del 1972 da Bernard Huys, capo della sezione musicale della Biblioteca reale Alberto I di Bruxelles, recensione al libro inviato da Mario Schiavo "Antonio Tirabassi, musicologo amalfitano", Salerno 1970. Con quest'articolo si intendeva infatti dimostrare che anche un così autorevole redattore, autore di voluminosi e precisissimi cataloghi, senza aggiungere nulla di suo, eccezion fatta per qualche arguta considerazione, si era limitato, con sorprendente ingenuità, a riproporre quanto ricevuto. Ora, nel succitato libro dello Schiavo, al quale va indubbiamente il grande merito di aver ridestato in Costiera l'interesse sul Tirabassi, ben poco è contenuto di pregevole per chi voglia approfondire con scientificità l'argomento. Il libro, infatti, è costituito quasi interamente da un acritico elenco di recensioni, voci di enciclopedia, lettere ed articoli. Tra questi il "pezzo forte" è rappresentato dall'intera querelle svoltasi fra i difensori di Tirabassi e i difensori di Casimiri circa l'attribuzione della scoperta e definizione del "tactus" quale unità di misura per la scientifica trascrizione della musica antica in notazione moderna. Come tutte le polemiche riguardanti l'attribuzione di primati (cfr. bussola, carta, liquore al limone etc.) anche questa ha finito col danneggiare l'oggetto stesso del contendere, confondendone i termini e generando disinteresse presso gli studiosi sentimentalmente non "schierati". Così Bernard Huys non ha potuto far altro, anche per motivi linguistici, che parafrasare la già parafrasata "Chronique et Bibliographie", redatta nel 1947, anno della scomparsa del Tirabassi, dal musicologo Antoine Auda (St. Julien en Loiret, 1879 - Bruxelles, 1964), allievo ed amico del Nostro e della sua famiglia. Dedicatario nel 1928 della "Grammaire de la notation proportionnelle et sa transcription moderne", l'Auda seguì tutte le attività del maestro; potè così disporre di tutti i suoi scritti, editi ed inediti, tanto da gestire documenti autografi ignoti alla famiglia stessa. Egli certamente ebbe tra le mani il manoscritto del racconto autobiografico di Antonio Tirabassi "Vita di Musicista. Memorie burlesche, seriose e sentimentali d'un musicista povero". In questo preziosissimo manoscritto sono contenute tutte le informazioni biografiche sul Tirabassi da egli stesso fornite, sulla cui veridicità non si pone, a nostro avviso, alcun dubbio. Proprio all'Auda si riconducono inesattezze tali che, accettate in seguito senza riserve sia in virtù della sua autorità sia in nome di un metodo di lavoro per molti versi approssimativo, ancora continuano ad ingannare qualche "dottore" dei nostri giorni. (Per l'analisi dei suddetti articoli si rinvia ad un nostro studio successivo in preparazione.) Dal settembre del 1997 ad oggi, più che parlare di Antonio Tirabassi, abbiamo preferito far parlare lui stesso attraverso l'esecuzione di altri suoi lavori - la IX Sonata op. V di Corelli-Geminiani, la Serenata Andalusa, la cantata di A. Scarlatti "Amore e Virtù", i concerti I e V per due violini, orchestra d'archi e basso continuo di W. De Fesch - e la pubblicazione di suoi scritti ed immagini inedite. A noi il compito di aggiornare costantemente sui risultati delle ricerche; siamo dell'avviso, infatti, che solo dopo una necessaria opera di reale divulgazione sarà possibile affrontare l'aspetto più propriamente tecnico-scientifico dell'opera del Tirabassi. Non a caso il primo testo contenuto nel presente opuscolo è la riproduzione integrale di un articolo del Maestro apparsosu "Il Marzocco" del 19 luglio 1914, dal titolo: "Scoperte ed esecuzioni di antiche musiche italiane". Per ben valutare l'importanza di questo testo si tenga presente che il Tirabassi era in Belgio da poco più di quattro anni. Il bilancio da lui stesso stilato è davvero notevole: riscoperta e ricostruzione di antiche opere musicali eseguite in sette "Concerti storici" ed in altri diversamente intitolati, pubblicazioni di nuove edizioni di musica di J.S. Bach, C. Monteverdi, A. Corelli, relazioni con i massimi studiosi dell'epoca, pubbliche conferenze e saggi su questioni musicologiche assai "spinose". Ci preme anche sottolineare in questa sede un aspetto squisitamente umano del nostro concittadino: nel terzo paragrafo, con il candore e l'assoluta onestà dell'autentico studioso, egli si lascia andare ad un legittimo sfogo di appassionata italianità nella speranza di veder risvegliato presso di noi quel sentimento nazionalista che a tutt'oggi resta assopito. La stessa idea è condivisa nel 1915 da U. Ojetti in "L'Italia e la Civiltà tedesca": «...L'arte musicale tedesca, fino a tutto il romanticismo, è sempre di derivazione italiana. ...Beethoven è il primo e il vero e incomparabile musicista tedesco, ma anch'egli è partito dall'adorazione pei sonatisti italiani e pel Cherubini, e solo più tardi è giunto all'impeto, alla fantasia, all'emozione dei grandi romantici, così da dominare tutta la plèiade romantica dei musicisti tedeschi e la loro intimità quasi confidenziale e la loro passione che sembra nostalgia verso una pace e una serenità cui sentono che la loro razza tende ancora invano». Ed ancor più energico è il Brugnoli nel 1932 in "La musica pianistica italiana dalle origini al '900": «...nell'affermare e nel cercar di dimostrare che l'arte musicale ha origine in Italia e che tutti i geni musicali d'ogni paese derivano dai nostri, non intenderò togliere a chicchessia il merito che gli spetta. Non bisogna confondere derivazione con plagio, con asservimento. ...i più grandi musicisti che per secoli hanno dominato il mondo sono Italiani o derivano da scuola Italiana. ...ho dimostrato come Bach debba considerarsi una derivazione diretta di Frescobaldi e di Vivaldi. Haendel dichiara di discendere dallo Steffani; Andrea Charpentier fu allievo di Carissimi; Kerll oltre che del Carissimi anche di Valentini; Hassler di Andrea Gabrielli; Froberger di Frescobaldi; Schütz di Zarlino e Gabrielli; Muffat e Kusser di Lulli; Pasquini influì su Purcell, ...Pisendel, considerato il fondatore della scuola violinistica tedesca, fu allievo di Corelli; Gluck e Haydn studiarono con Sanmartini. Federico Rust, che d'Indy eleva a precursore di Beethoven, fu allievo di Tartini. I nostri più alti apostoli del melodismo - Ercole Bernabei, Carlo Pallavicini, Bononcini, Attilio Ariosti - e quelli venuti dopo ed anche per ciò assai più noti, quali Scarlatti, Paisiello, Cimarosa ecc., influirono con la loro arte sullo sviluppo della musica in tutti i paesi d'Europa. ...è a tutti nota l'ammirazione di Beethoven per il Cherubini e di Wagner e di Chopin per il nostro Bellini. ...la musica pianistica moderna, pur essendo realizzata in pieno dal Clementi, ha le sue radici profonde nel terreno Scarlattiano ...È noto che nella sua prima gioventù Clementi incontrò a Vienna Mozart, in confronto del quale sostenne a Corte anche una specie di gara. Quella sera riuscì vittorioso Mozart, il quale in seguito scrisse al padre una lettera nella quale esprimeva un giudizio ingiustamente severo per Clementi ed inutilmente ingiurioso per gli Italiani [...è un ciarlatano come tutti gli italiani]. Ciò non impedì però che Mozart trovasse opportuno servirsi, per la sua Ouverture del "Flauto Magico", del tema usato quella sera dal Clementi...», per non parlare di Niccolò Paganini, al quale andrebbe finalmente resa giustizia col riconoscerlo universalmente come uno dei padri della musica moderna e non solo un fenomeno dall'avventurosa biografia. Altra dimostrazione del felice intuito che ha sempre accompagnato gli studi e le scelte di Antonio Tirabassi è il dichiarato impiego di strumenti originali e la differenziazione dello stile vocale in monodico e polifonico. Tutto ciò considerando i princìpi teorici delle differenti epoche ed allo scopo di rispettare innanzitutto il valore estetico ed espressivo della musica antica, ancora oggi in tanti casi considerata come ultimo rifugio per travestire "filologicamente" vistosi limiti vocali e strumentali ed arbitrarie prassi esecutive. Inoltre, nelle nostre scuole musicali è davvero raro sentir parlare di un'esecuzione disciplinata «coi criteri del ritmo e non sulla misura metronomico-meccanica». La seconda parte dell'opuscolo consta della traduzione di alcune recensioni dell'epoca riguardanti i concerti organizzati dal Tirabassi, dalle quali ne emerge un reale e nitido ritratto sia come ricercatore che come organizzatore ed esecutore. La possibilità di tramandare questi documenti originali è stata possibile grazie alla generosità ed alla lungimirante disponibilità della signora Liliane Tirabassi-Petit, figlia di Antonio Tirabassi. Ella non ha esitato a collaborare fattivamente al recupero dell'intero corpus di opere tirabassiane e, purtuttavia, è stata investita da cocente delusione perpetrata da chi ancora oggi si ostina a trattenere illecitamente documenti, dati in consultazione dalla famiglia, ostacolando il completamento del catalogo di sicuro beneficio per gli studiosi e la collettività, ma soprattutto contravvenendo ad ogni forma di elementare regola morale di convivenza civile.

Lone di Amalfi, giugno 1999 Antonio Porpora Anastasio