Antonio Tirabassi, l'uomo e il musicista 
Conferenza tenuta da 
Angelo Tajani a Maiori il 22 novembre 1998 

Ci troviamo a Maiori per onorare la memoria di un illustre figlio di questa terra: il maestro Antonio Tirabassi.  Antonio Porpora Anastasio ed io abbiamo effettuato ricerche in Italia, Belgio, Svezia e Francia, consultato gli archivi della Biblioteca Reale Alberto I e del Conservatorio di Bruxelles, dell'Istituzione di Storia della Musica delle Università svedesi di Uppsala e Lund, le biblioteche di Napoli e di Milano, parlato con persone che hanno frequentato il maestro e con i suoi congiunti. Abbiamo purtroppo appurato che su Antonio Tirabassi sono state dette e scritte parecchie inesattezze, anche dai suoi stessi allievi e contemporanei. Del musicologo amalfitano e dell'opera da lui svolta si sapeva ben poco in Italia, in special modo al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ove incontrai nel febbraio del 1997 la dott.sa Agostina Zecca Laterza. In quell'occasione fui sorpreso da quanto mi diceva la responsabile della biblioteca musicale del Conservatorio milanese, la quale affermava che le tesi di Antonio Tirabassi erano ormai sorpassate da trent'anni. In che modo conciliare queste asserzioni con quello che hanno scritto valenti musicologi italiani e stranieri nel volume pubblicato da Mario Schiavo meno di trent'anni or sono? Questa dichiarazione eclatante e la quasi totale mancanza di materiale di studio nelle biblioteche dei conservatori italiani sul lavoro di Antonio Tirabassi, ci ha spronato ad approfondire le ricerche iniziate in Italia per potere, una volta per tutte, fornire notizie precise su questo artista, fino a qualche anno fa totalmente sconosciuto ai suoi stessi concittadini. Antonio Tirabassi - discendente da una stirpe di valenti musicisti, bambino prodigio al punto da essere in grado a soli 13 anni di sostituire il padre come organista ad Amalfi, primo organista ufficiale della Collegiata di Maiori - lascia l'Italia nel 1909, non per cercare fortuna all'estero o per seguire una fanciulla, come qualcuno ha di recente insinuato, ma per potersi dedicare allo studio della musica dei contrappuntisti francesi e belgi dal XV al XVII secolo nella loro terra d'origine. Non appena arriva a Bruxelles s'immerge a capofitto nel lavoro di ricerca e trascorre le sue giornate nella sezione dei manoscritti nella Biblioteca Reale Alberto I, che diviene il suo secondo domicilio per decenni. Durante un concerto incontra una giovane pianista, Irene Bertinschamps, una ragazza della buona borghesia francese, che ben presto sposa. Dalla loro unione vengono al mondo quattro figli: Mario, che venne qui Amalfi nel 1948; Lelio, che muore in tenerissima età; Claudio, che si trasferisce a Hollywood e infine Liliana che abbiamo avuto il piacere di incontrare in diverse occasioni sia a Cendras, dove siamo andati dopo averla "scovata", sia quando l'invitammo a presenziare, con i nipoti, al primo concerto che organizzammo in onore del padre. Siamo riusciti a trovare tutti gli eredi del musicologo attraverso un paziente lavoro d'intelligence, seguendo le orme di Antonio Tirabassi da Amalfi a Napoli, Milano, Bruxelles, a Stoccolma e Cendras, dove abbiamo scoperto l'esistenza di tesori inestimabili, trascrizioni, armonizzazioni, note autografe che dimostrano la meticolosità con cui egli portava a termine le sue ricerche. Sarebbe pertanto auspicabile che tutto il materiale che abbiamo raccolto con un enorme dispendio di tempo e di mezzi, venisse un giorno custodito in una sede appropriata ad Amalfi oppure, perchè no, a Maiori, a disposizione di coloro che vorranno studiare e approfondire le opere del Maestro. Durante il nostro peregrinare abbiamo visitato i luoghi da lui frequentati, il salone dei manoscritti della biblioteca Reale Alberto I, il Regio Conservatorio, siamo andati al numero 92 di via Ruysbroeck, sede dell'Istituto Belga di Musicologia da lui fondato e abbiamo visitato le sale e le chiese in cui si era esibito. Guidati dal nipote Guy, abbiamo visto e fotografato le due graziose villette in cui aveva abitato durante i quasi otto lustri trascorsi a Bruxelles. Ci siamo avventurati per le campagne dei Valloni fino a Sankt Ulriks Kappelle per ammirare il bellissimo harmoniun appartenuto al maestro e che da alcuni mesi è custodito ad Amalfi. Ovunque abbiamo percepito la presenza di quest'uomo che si era portato dietro una bellissima foto a colori di Amalfi e un fardello colmo di ricordi poi raccolti in un racconto autobiografico dal titolo "Vita di musicista - memorie burlesche, seriose e sentimentali d'un musicista povero". Questo romanzo, colmo di storia patria e di episodi di costume che raccontano un'epoca ormai svanita, è stato pubblicato per la prima volta a puntate dal quotidiano La Città di Salerno e tra breve verrà stampato in volume dalle "Edizioni dell'Ippogrifo" di Sarno. Ci rammarichiamo che questo racconto non sia stato letto da quelle persone che avevano conosciuto e frequentato l'autore quando era ancora ad Amalfi poiché, per difendere la "privacy" dei personaggi che citava, egli ha usato termini fittizi per descrivere la gente e i luoghi ove si svolgevano gli episodi. Stimato dagli allievi e dagli appassionati di musica antica, ma apprezzato con moderazione da parte dell'establishment musicale di Bruxelles, l'opera di Antonio Tirabassi è stata ignorata e in Italia persino contrastata. L'apice della notorietà Antonio Tirabassi l'avrebbe dovuta raggiungere nel 1924, quando presenta la tesi di laurea sul "tactus" all'Università di Basilea che lo laurea dottore in musicologia "magna cum laude". Da questa tesi scaturisce la sua "Grammatica della notazione proporzionale e sua trascrizione moderna" che il musicista amalfitano si premura di inviare a tutti i conservatori d'Europa e che, ad eccezione di uno sparuto stuolo di eletti, viene completamente ignorata dall'establishment scolastico. Abbiamo infatti trovato, tra la corrispondenza epistolare, documenti che comprovano quello che abbiamo detto e che dimostrano la totale indifferenza di persone che amavano definirsi "luminari" - salvo lo sparuto stuolo di studiosi che si benignò di ringraziarlo. Ma com'era l'uomo Tirabassi? - Un individuo silenzioso, discreto ed estremamente sensibile, un uomo semplice - così lo ha descritto la figlia, signora Petit - molto legato alla famiglia, che ispirava fiducia e che aveva un profondo senso dell'umorismo. Era un uomo buono che ricambiava le angherie che riceveva dai suoi nemici con favori. Per aiutare il titolare della cattedra di storia della musica dell'università di Bruxelles, Charles van den Borren, che l'aveva contrastato in seno l'Istituto belga di musicologia - fondato da Tirabassi - e di cui van den Borrren era presidente, mio padre scrisse una supplica al principe reggente affinché gli facesse aumentare il salario, inadeguato per una famiglia composta da sette persone. Eravamo poveri - ha aggiunto la figlia con un po' commozione nella voce - ma la nostra era una famiglia che godeva del rispetto della gente. Pensate un pò che mio padre, per le esecuzioni dei concerti storici, era costretto a chiedere in prestito gli strumenti al Conservatorio. Era severissimo e, quando l'orchestra effettuava le prove, rompeva costantemente le bacchette di legno battendole con veemenza sul leggio se qualcuno non suonava con la massima attenzione. Uno dei musicisti si fece promotore di una colletta e gli regalarono una bacchetta di bambù. Desidero ringraziare il Presidente dell'Associazione, sig. Gaetano Cantalupo, per aver voluto la serata e per il sito Internet dedicato a Tirabassi, la Società dei Concerti di Ravello per avere ospitato per due volte Tirabassi e concludo questa mia conferenza rendendo di pubblico dominio l'ultima scoperta da noi fatta e che interessa in modo particolare Maiori. Abbiamo infatti appreso, da notizie riportate dai giornali dell'epoca che nel dicembre del 1936 Antonio Tirabassi presentò a Bruxelles una sua composizione: la "Missa Reginna Major" per voci bianche e voci maschili, eseguita dalla corale di San Giorgio a Bruxelles ottenendo l'incondizionato consenso della critica. Attualmente stiamo effettuando ricerche spasmodiche per recuperare lo spartito, sperando che non sia andato disperso insieme alle altre composizioni del maestro di cui abbiamo notizia ma non troviamo traccia. La vedova del musicista, nell'assillante ricerca di non far disperdere i lavori, i documenti e gli spartiti appartenuti al marito, ebbe contatti con la Corte di Bruxelles e fu persino ricevuta dalla Regina Elisabeth. La sovrana, che suonava il violino ed era stata presente ad alcuni dei Concerts Historiques, si era dimostrata interessata ai documenti e alla ben fornita biblioteca musicale che purtroppo è andata dispersa, essendo stata venduta nei primi anni '60 durante un'asta pubblica. Ma la fortuna, fino ad oggi, ci è stata propizia e pertanto facciamo voti affinché anche questa composizione di Tirabassi vada ad incrementare il consistente patrimonio (scritti, partiture, fotografie, oggetti e documenti personali) che con pazienza e tenacia abbiamo accumulato.