NAPOLI - Venerdì 18 giugno, ore 21.00 - Sala Curci

IV Festival Barocco e...

N. Fiorenza (?-1764): Sonata in si minore

A. Scarlatti (1660-1725) 
"Amore e Virtù ossia Il Trionfo della Virtù"

Cantata a due voci con stromenti
(ricostruzione ed armonizzazione di ANTONIO TIRABASSI)

Soprani: Valeria Baiano, Barbara Lazotti
Nuova Orchestra A. Scarlatti di Napoli


Il 26 aprile 1706 Alessandro Scarlatti fu eletto membro dell'Accademia dell'Arcadia a Roma; con lui Corelli e Pasquini. Fra i pastori arcadi vi erano alcuni componenti della nobile famiglia  Ruspoli e ad uno di essi, D. Francesco Maria, Scarlatti dedicò "Amore e Virtù, ossia il trionfo della Virtù. Cantata a due voci con stromenti del Cavaliere Alessandro Scarlatti. Roma 1706. Scritta per il principe Ruspoli". 

Questa cantata, mai più eseguita da allora, rimase per più di due secoli fra gli scaffali di una biblioteca di Berlino finché l'ambasciatore d'Italia a Bruxelles, discendente della famiglia Ruspoli, ne commissionò l'esecuzione nel 1923. Il manoscritto venne affidato al musicologo Antonio Tirabassi (Amalfi 1882- Bruxelles 1947) il quale aveva fondato nel 1920 l'Institut Belge de Musicologie dove, fra l'altro, veniva studiata l'armonizzazione e la realizzazione del basso cifrato secondo i principi delle differenti epoche. La cantata, così ricostituita, venne pubblicata in cinquecento esemplari e fu eseguita con gran successo nel salone dell'ambasciata italiana a Bruxelles dinanzi a un pubblico d'élite. 

"(...) cette édition est dédiée à LL. EE. le prince et la princesse Ruspoli, et ainsi la dédicace originale de Scarlatti se continue dans la réédition de cette ravissante idylle pastorale". 
A. Tirabassi - Le Soir, 21 avril 1923.
(A.P.A. - note per il programma di sala)


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Notizie dalla copia conservata alla Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli - Sezione "Lucchesi Palli", con la seguente dedica sul frontespizio: 


A titolo di sincero ed amicale omaggio al signor Salvatore di Giacomo
A. Tirabassi

A Sua Eccellenza
il Principe Don Mario Ruspoli
di Poggio Suasa.

A Sua Eccellenza
la Principessa Donna Palma Ruspoli
nata Talleyrand-Périgord

Dedico alle LL. EE. la prima edizione di Amore e Virtù, scritta per un loro antenato nel 1706. Con ciò io rinnovo l'omaggio che il grande Scarlatti volle tributare all'illustre Loro famiglia. 
Le Eccellenze Loro, vogliano gradire i miei sentimenti di rispettosa stima.
A. Tirabassi - Bruxelles, 14 febbraio 1923


Il 22 aprile 1923, all'Ambasciata d'Italia a Bruxelles è stata eseguita per la prima volta la cantata Amore e Virtù di Scarlatti, dal manoscritto conservato alla Biblioteca di Berlino. Una seconda audizione ebbe luogo il 14 giugno 1923 in presenza di Sua Maestà la Regina del Belgio.

Exécutants
Voix
AMORE: Mademoiselle Miranda Palma, soprano
VIRTÙ: Mademoiselle Marie Prick, du Theâtre royal de la Monnaie, soprano
Instruments
M. Victor De Rudder, violon solo du Theâtre royal de la Monnaie
M. F. Pirard, violon du Theâtre royal de la Monnaie
M. R. De Bever, violoncelle du Theâtre royal de la Monnaie
Au clavecin Gaveau, Madame I. Tirabassi
A la direction, Maestro Antonio Tirabassi


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ARTICOLI E RECENSIONI

L'eventail, 29 aprile 1923 - A L'AMBASSADE D'ITALIE
Domenica scorsa Sua Eccellenza l'ambasciatore d'Italia, principe Mario Ruspoli, e la sua signora, la principessa Ruspoli di Poggio Suasa, hanno fatto ascoltare ai loro invitati una deliziosa Cantata di Alessandro Scarlatti. Questa Cantata ha una sua storia. Il grande musicista italiano, abilissimo nel far cantare le più preziose armonie, l'aveva dedicata, nel 1706, ad un antenato del principe Ruspoli. La partitura giaceva dimenticata fra gli scaffali di una lontana biblioteca tedesca. Al maestro Antonio Tirabassi il compito di ricostruirla ed armonizzarla per restituirla al mondo nella sua
integrità, con tutta la seduzione della sua arte berniniana. Amore e Virtù è il titolo di questa pastorale. La trama è insignificante e le parole non sono che un pretesto, un leggero pretesto per la musica. Beaumarchais doveva dire qualche anno dopo "ciò che non val la pena d'essere detto, lo si canta" - e quella, la si canta a meraviglia. L'Amore è stanco dei vani piaceri della Terra, egli aspira a più nobili ideali, desidera unirsi a Virtù. La Virtù accoglie con benevolenza l'amore pentito. Unendo la loro magnificenza, brilleranno entrambi di un incomparabile splendore. Ecco il tema grazioso sul quale Scarlatti ha scritto una musica dove l'ispirazione non si affievolisce mai, e dove alcuni passaggi sono forse fra i più belli che ci ha lasciato l'arte musicale italiana del XVIII secolo. Alessandro Scarlatti, padre di Domenico - autore delle celebri Sonate -, ha scritto 125 opere e 500 cantate, messe, mottetti, oratori. Questa straordinaria fecondità non ha nuociuto al valore delle sue opere, che hanno esercitato un'enorme influenza sulla musica tedesca, sull'opera e sulla sinfonia. L'arte di Scarlatti precorre quella di Haydn e di Mozart ed è una delle espressioni più pure del Rinascimento italiano. I suoi Allegro sono gai senza essere volgari, i Grave, pieni di sentimento e di tenerezza. Questa musica è essenzialmente classica. L'esecuzione che ci è stata data all'Ambasciata d'Italia fu perfetta sotto ogni punto. Il signor Tirabassi dirigeva con brio la piccola orchestra composta da un clavicembalo, violoncelli e violini. La signora Tirabassi era al clavicembalo, la signora Palma Miranda e la signorina Maria Prick, del teatro La Monnaie, si fecero giustamente applaudire da un uditorio dei più raffinati ed eleganti. S.A.I. e R. la principessa Napoléon onorava questa brillante serata con la
sua presenza. Fra gli invitati: S.E. l'ambasciatore di Spagna e la marchesa di
Villalobar, S.E. l'ambasciatore di Francia e M.me Herbette, S.E. il ministro di Polonia e la contessa Sobanska, S.E. il ministro di Svezia e M.me Dardelle, S.E. il ministro di Romania e M.me Catargi, S.E. il ministro di Svizzera e M.me Barbey-Ador, la viscontessa Berryer, barone Ruzette, principe e principessa Deligne, duca e duchessa d'Ursel, conte e contessa de Lannoy, duca e duchessa de Montmorency, contessa J. d'Alcantara, marchese Imperiali, conte e contessa Baudouin de Borchgrave, conte e contessa Felix de Merode, conte Maxime de Bousies, conte de Roasenda etc. 

L'Indépendance Belge, giugno 1923 - LA REINE À L'AMBASSADE D'ITALIE
La regina ha assistito, giovedì sera, all'ambasciata d'Italia, alla seconda esecuzione della Cantata "Amore e Virtù" di A. Scarlatti, dedicata a un antenato del principe Ruspoli. Sua Maestà era accompagnata dalla contessa Ghislaine di Caraman-Chimay e dal conte di Lannoy. Ella si è vivamente felicitata con il signor Tirabassi, che aveva diretto l'esecuzione della Cantata, e tutti gli interpreti. Un pubblico elegante ha risposto all'invito del principe e della principessa Ruspoli, i quali hanno reso, con la loro amabilità e la loro buona grazia abituale, gli onori dei saloni dell'ambasciata. Era quasi mezzanotte quando la Regina ha lasciato l'ambasciata.

Le Soir, 1948 - A L'I.N.R - COMMÉMORATION TIRABASSI
E' un'anno che Antonio Tirabassi ci ha lasciato. Non sarà mai abbastanza deplorata la dipartita di questo musicologo, che è andato di scoperta in scoperta sia nel dominio della polifonia dei secoli XV e XVI che in quello degli inizi dell'opera in Italia. Egli si applicò alla ricostruzione delle partiture antiche con uno zelo da apostolo ed un grande scrupolo scientifico. (...) Per commemorare Tirabassi, l'I.N.R. fiammingo ha scelto un'opera di A. Scarlatti: la cantata Amore e Virtù. Questa cantata, dal soggetto allegorico, appartiene a quel gruppo d'opere drammatiche che venivano eseguite in occasione dei festeggiamenti a Corte e presso i nobili. E' composta da arie collegate da recitativi, il tutto preceduto da una ouverture. La sua esecuzione richiede un numero ristretto di cantanti e strumentisti. (...) P. T.

Le Soir, aprile 1923 - L'"Arcadie" et la Musique
LA CANTATE DE SCARLATTI « Amore e Virtù »
L'Umanesimo, quel benefico risveglio dell'Italia, fu la causa primaria del Rinascimento in Francia, nelle Fiandre, in Inghilterra. In Italia stessa si è evoluto gradualmente. In effetti, i secoli XVI e XVII, benché parte integrante di questo pensiero, ne differiscono nella forma. Alle esagerazioni del XVII secolo succede, nel XVIII, una straordinaria ricerca dell'eleganza. Quest'ultimo periodo, che qui c'interessa particolarmente, si riassume nell'Arcadia. Questo famoso cenacolo nacque a Roma verso la fine del XVII secolo dall'unione di artisti, filosofi, letterati e gentiluomini che formarono un circolo attorno alla regina Cristina di Svezia. Dopo la morte dell'illustre mecenate, questo circolo continuò a riunirsi e,  nel 1690, l'associazione prese il nome di Arcadia, in virtù delle tendenze che la caratterizzarono. Il ritorno all'ellenismo era al suo apogèo. L'Arcadia sintetizzò questa tendenza fino a dare ai suoi membri non soltanto il nome generico di Pastori d'Arcadia, ma anche un nome particolare improntato alla letteratura greco-latina. Sicuramente a causa delle loro grazie, le signore venivano chiamate Ninfe. 
Nelle loro riunioni, nel Bosco Parrasio, ninfe e pastori, facevano dono all'assemblea delle primizie dei loro lavori artistici e letterari. Tutto ciò che vi era di distinto nel mondo delle arti, della nobiltà, dell'alto clero, apparteneva all'Arcadia. Furono Arcadi il Papa Clemente XI, cardinali, vescovi, la regina Casimir di Polonia, i gentiluomini Ottoboni, Panfili, Pignatelli, Ruspoli, Odescalchi, Metastasio, Frugoni, Scarlatti,
Corelli etc. Un sentimento di sovrana grazia dominava questo mondo: idee elevate,
ritorno all'antica innocenza, nobiltà nelle azioni, tali ne erano le principali caratteristiche etiche ed estetiche. Gli stessi tratti si ritrovano nelle opere d'arte 'uscite' dal cenacolo, la
cui preziosità, considerata in altre circostanze come un difetto fastidioso, fu a loro propria non solo nella forma, come si era creduto, ma anche nel pensiero. La forma non fu che il riflesso esteriore e tangibile. I loro sentimenti furono sinceri, non gli si può rimproverare l'artificialità. Del resto, si può contestare la superiorità di una forma
che è completa in se stessa? La musica, che è l'espressione più elevata del sentimento di un'epoca e di un popolo, si conformò alle tendenze arcadiche, e l'arte di Scarlatti e di Corelli può essere considerata come il prototipo musicale di questo cenacolo.La Cantata di Scarlatti è tratta da un manoscritto del XVII secolo conservato nella biblioteca di Berlino: Amore e Virtù, ossia il trionfo della Virtù, Cantata a due voci con stromenti del Cavaliere Alessandro Scarlatti, Roma 1706, scritta per il principe Ruspoli. Il testo, profondamente simbolico, parla di Amore che si unisce a Virtù, ai fini di perfezioni più grandi. Si tratta, insomma, di una pastorale e non di un dramma; l'idillio predomina e lo scenario enumera piuttosto i sentimenti creati dalle peripezie delle azioni che dalle idee stesse. La partitura musicale presenta la forma propria alle serenate dell'epoca: una serie di recitativi che si intercalano alle arie. Essa è divisa in due parti.  La prima inizia con una ouverture in tre tempi. Il primo è un allegro pieno di fascino, con un tema esposto dal primo violino e imitato in contrappunto dal secondo violino e in seguito dal basso; si conclude con un accordo imperfetto che dà l'impressione del punto interrogativo letterario. Risponde un breve adagio pervaso da una grande nobiltà di sentimenti che, creando una sospensione, conduce al terzo tempo che consiste in una sorta di danza "alla francese"; l'effetto dell'insieme è di estremo buonumore. I personaggi, l'Amore e la Virtù (due soprani), iniziano l'azione e si rispondono fino al Duo, molto veloce, che conclude la prima parte. Un recitativo, nel quale Virtù esorta Amore "Vola, deh vola a far palese che la Virtù unita è con Amore", dà inizio alla seconda parte. La continuazione celebra i benefìci di tale unione. La pastorale termina in una apoteosi che consiste ancora in un duo d'incontenibile gioia e conclude con un effetto davvero idilliaco: un diminuendo delle due voci sole. (...)

A. Tirabassi
direttore dell'Istituto belga di musicologia